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Soluzioni Appalti
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Tenetevi aggiornati

In questa sezione inseriamo regolarmente gli ultimi sviluppi del settore appalti pubblici che vi consentiranno di essere sempre aggiornati

 

03.06.2019

  • Nella giornata di ieri la Lega ha presentato un emendamento al decreto Sblocca-Cantieri che andrebbe a sostituire in toto l’articolo 1 del Decreto (quello contenente le modifiche al Codice dei Contratti Pubblici).

    La proposta del vice-premier Salvini è quella di sospendere l’efficacia di alcune disposizioni del Codice sino al 31 dicembre 2020 “al fine di rilanciare gli investimenti pubblici e di facilitare l’apertura dei cantieri per la realizzazione delle opere pubbliche“.
    L’emendamento è stato ritenuto ammissibile e pertanto sarà discusso in Aula, data l’impatto che la proposta potrebbe avere sulla normativa il consesso ha scelto di rimandare l’esame della proposta al prossimo martedì 4 giugno.
    Salvo possibili modifiche ed integrazioni introdotte in sede di discussione, qualora la proposta emendativa dovesse essere approvata le maggiori novità introdotte riguarderebbero:

    • Sospensione, fino al 31 dicembre 2020, dell’efficacia dell’art. 37, co. 4;
    • Sospensione, fino al 31 dicembre 2020, dell’efficacia dell’art. 59 per cui non avrà efficacia il divieto di appalto integrato;
    • Sospensione, fino al 31 dicembre 2020,dell’efficacia dell’art. 77, co.3;
    • Sospensione, fino al 31 dicembre 2020, dell’efficacia dell’art. 105, co.2 (terzo periodo) e comma 6, per cui non opererà il limite del 30% e non ci sarà obbligo di indicare la terna di subappaltatori in sede di offerta;
    • Rimodulazione delle modalità di affidamento e dei relativi importi: 1) da 0 a 40.000 €: Affidamento diretto; 2) da 40.000 a 150.000 €: Affidamento diretto previa valutazione di tre preventivi; 3) da 150.000 a 350.000 €: Affidamento tramite procedura negoziata previa consultazione di almeno 10 operatori per i lavori e almeno 5 operatori per servizi e forniture; 4) da 350.000 a 1.000.000 €: Affidamento tramite procedura negoziata previa consultazione di almeno 15 operatori; 5) da 1.000.000€ in su: Procedura aperta;
    • Estensione dell’inversione procedimentale (apertura della busta contenente l’offerta economica prima della verifica dei requisiti generali) anche nell’ambito dei settori ordinari;
    • Sospensione, fino al 31 dicembre 2020, dell’applicazione dell’art. 95, co. 10-bis, che stabiliva nel 30% la soglia per il punteggio economico. Vengono previsti in deroga alla disposizione due diversi criteri: i) per l’affidamento di contratti sottosoglia sarà la stazione appaltante a decidere la soglia massima per il punteggio economico (ferma restando la prevalenza della componente qualitativa); ii) per l’affidamento di contratti soprasoglia il tetto massimo per il punteggio economico è fissato al 49%;
    • Scompare la previsione di un regolamento esecutivo verrebbe pertanto confermata fino al 31 dicembre 2020 l’operatività delle linee guida ANAC.
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Il giorno 19/04/2019 è entrato in vigore il decreto legge n. 32 del 18/04/2019 c.d. “SBLOCCA-CANTIERI”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, che apporta numerose modifiche al codice degli appalti (DLGS 50/2016).

Tra le principali novità introdotte in materia di qualificazione SOA, vi è la modifica dell’art. 84 comma 4 lett. b) che estende da 10 a 15 anni il periodo di riferimento per documentare il possesso dei requisiti tecnico-economici.

Per un maggiore approfondimento vi consiglio di consultare il testo integrale del decreto legge pubblicato sul sito www.gazzettaufficiale.it

 

 

 

Vi informo che è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il D.M. n. 154 del 22.08.2017 entrerà in vigore dal prossimo 11 novembre che, introduce importanti novità e  andrà complessivamente a regolare gli appalti pubblici di lavori inerenti i Beni Culturali sottoposti a tutela.

Il nuovo Regolamento, modificando l’attuale sistema di qualificazione limitatamente alle categorie relative ai Beni Culturali, introduce numerose ed efficaci modifiche in ordine ai requisiti necessari ai fini dell’ottenimento delle categorie OG 2 – OS 2 A – OS 2 B – OS 25.

In particolare:

  • Certificati lavori: il periodo documentabile dall’impresa non è più circoscritto agli ultimi 10 anni, bensì è temporalmente illimitato a condizione che in capo all’impresa sia accertabile il principio della continuità nell’esecuzione dei lavori nella categoria richiesta o, in alternativa, che il soggetto che ricopre la carica di direttore tecnico sia rimasto invariato nel corso degli anni;
  • Attribuzione delle classifiche: rispetto alla normativa precedente è stata eliminata la verifica dei c.d. lavori di punta e inoltre, l’impresa dovrà dimostrare di aver eseguito nella categoria richiesta “solo” il 70 % dei lavori;
  • Apposizione del buon esito: il nuovo Regolamento fissa per le rispettive Sovrintendenze dei tempi ben precisi per l’apposizione del visto di buon esito che, come noto, risulta indispensabile per l’utilizzo dei singoli certificati.

Direzione tecnica: il nuovo Regolamento, confermando l’obbligo del possesso di idoneo titolo di studio, prescrive che il direttore tecnico dovrà dimostrare di aver maturato almeno due anni di esperienza professionale nel settore dei lavori riguardanti i Beni Culturali.

 

Opere superspecialistiche, le categorie tutelate aumentano a 15 – Firmato il decreto.

MIT ministero trasportiNell'elenco anche le categorie OS 12-B (Barriere paramassi, fermaneve e simili) e OS 32 (strutture in legno). Dopo il visto della Corte dei Conti il decreto sarà  pubblicato in Gazzetta  Ufficiale

 

 Il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Graziano Delrio ha firmato il decreto con “Individuazione delle opere per le quali sono necessari lavori o componenti di notevole contenuto tecnologico o di rilevante complessità tecnica e dei requisiti di specializzazione richiesti per la loro esecuzione, ai sensi dell’articolo 89, comma 11, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50”.

La firma è arrivata dopo il parere favorevole del Consiglio di Stato.

INTEGRATO L'ELENCO. L'elenco delle categorie che sono meritevoli di una particolare tutela - divieto di avvalimento e subappalto limitato al 30% - allorquando superano il 10% dell’importo complessivo dei lavori è integrato con le categorie OS 12-B (Barriere paramassi, fermaneve e simili) e OS 32 (strutture in legno).

Pertanto, l'elenco delle opere per le quali sono necessari lavori o componenti di notevole contenuto tecnologico o di rilevante complessità tecnica è il seguente:

OG 11 - Impianti tecnologici;

OS 2-A - Superfici decorate di beni immobili del patrimonio culturale e beni culturali mobili di interesse storico, artistico, archeologico ed etnoantropologico;

OS 2-B - Beni culturali mobili di interesse archivistico e libraio;

OS 4 - Impianti elettromeccanici trasportatori;

OS 11 - Apparecchiature strutturali speciali;

OS 12-A - Barriere stradali di sicurezza;

OS 12-B - Barriere paramassi, fermaneve e simili;

OS 13 - Strutture prefabbricate in cemento armato;

OS 14 - Impianti di smaltimento e recupero rifiuti;

OS 18-A - Componenti strutturali in acciaio;

OS 18-B - Componenti per facciate continue;

OS 21 - Opere strutturali speciali;

OS 25 - Scavi archeologici;

OS 30 - Impianti interni elettrici, telefonici, radiotelefonici e televisivi;

OS 32 - Strutture in legno.

Il decreto, dopo il visto della Corte dei Conti, sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale

 

Appalti, Bolzano anticipa il governo e recepisce la direttiva europea sui contratti pubblici

 

Gare telematiche per tutti, procedure standardizzate e trattativa privata senza bando fino a due milioni di euro per favorire le Pmi

 

 

La Provincia autonoma di Bolzano va per la sua strada. E licenzia una legge di recepimento delle direttive europee in materia di contratti pubblici, anticipando di fatto il lavoro del Governo, fermo ancora alla fase di approvazione della legge delega. Il via libera definitivo del Consiglio provinciale è arrivato lo scorso 4 dicembre. E il testo sarà pubblicato nei prossimi giorni sul bollettino ufficiale della Provincia . Rispetto all'impianto scelto a livello nazionale, è evidente l'intento innovativo, soprattutto sul fronte delle gare telematiche, dell'aggregazione degli appalti e dello stimolo alle piccole e medie imprese.

 

Il testo, che si compone di 61 articoli, punta a recepire "la direttiva 2014/24/Ue del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 febbraio 2014 sugli appalti pubblici", fissando le nuove regole per gli appalti della Provincia autonoma, di aziende ed enti ad essa collegati, di enti locali e consorzi di bonifica che agiscono nel suo territorio, di concessionari di lavori pubblici che avviano appalti di interesse provinciale. Le priorità sono quattro, indicate chiaramente nelle premesse: semplificare e rendere più flessibili le procedure di aggiudicazione, migliorare l'accesso alle gare delle Pmi, favorire il perseguimento di obiettivi come la tutela dell'ambiente e del lavoro, fissare regole specifiche per alcune tipologie di servizi.

 

Rispetto all'impianto della legge delega in fase di approvazione al Senato, la spinta innovativa è decisamente più accentuata. Già all'articolo 5 si parla, ad esempio, di aggregazione dalla domanda, tramite l'Agenzia per i procedimenti e la vigilanza in materia di contratti pubblici di lavori, servizi e forniture (ACP). Tra le varie funzioni ad essa attribuite, c'è la standardizzazione delle procedure di appalto, tramite una documentazione apposita creata per le diverse tipologie di gara. Pesa molto anche la digitalizzazione, dal momento che le stazioni appaltanti, salve alcune deroghe, "utilizzano le procedure interamente in modalità telematica", tramite la piattaforma provinciale.

 

Alle piccole e medie imprese viene dedicato l'articolo 27. Per facilitare il loro accesso al mercato degli appalti pubblici e affrontare la crisi economica, "si potrà procedere all'affidamento di lavori con procedure negoziate senza la previa pubblicazione di un bando, per lavori di importo non superiore a due milioni di euro". Le Pmi dovranno iscriversi, per poter accedere a queste gare, a uno speciale elenco telematico di operatori economici, suddiviso per categorie. Per questo tipo di gare non sarà richiesta alcuna garanzia a corredo dell'offerta. Questo regime speciale sarà valido per un periodo di quattro anni.

 

Per il resto, il testo regola tutto il sistema delle gare, adottando soluzioni che, in parecchi casi, risultano in linea con le scelte che il Parlamento sta facendo sul fronte della legge delega. Un esempio su tutti: sul fronte dei criteri di aggiudicazione viene imposta di norma la soluzione dell'offerta economicamente più vantaggiosa. Per la formazione delle commissioni di valutazione delle offerte viene messo a disposizione delle amministrazioni un elenco di professionisti, tenuto dall'Agenzia di vigilanza provinciale, replicando il modello dell'Anac.

 

 

Riforma appalti, dai nuovi poteri dell'Anac ai rating per qualificare imprese e Pa.

Il 2016 sarà l'anno della riforma appalti. A guidare il lavoro saranno i 73 criteri direttivi messi a punto dal Parlamento

 

Il 2016 sarà l'anno della riforma appalti. Il Governo è chiamato a recepire le nuove direttive e a mandare in pensione il codice del 2006 entro la prima metà dell'anno. A guidare la riforma saranno i 73 criteri direttivi messi a punto in un anno di lavoro dal Parlamento.

Cuore della riforma è il ruolo centrale – corredato da un ampio ventaglio di nuovi poteri – che il disegno di legge affida all'Anac di Raffaele Cantone. Dalla proposte delle linee guida chiamate a sostituire il vecchio regolamento appalti alla definizione di bandi di tipo e indirizzi vincolanti per amministrazioni e imprese, fino alla possibilità di emanare provvedimenti cautelari per garantire la corretezza delle procedure

Molte le novità anche per le gare, con la stretta sulle deroghe e le procedure negoziate, l'addio al massimo ribasso e la nascita dell'albo dei commissari delle commissioni giudicatrici, che sarà gestito proprio dall'Anticorruzione.

Sul fronte della qualificazione la maggiore novità sarà il rating di reputazione per le imprese a cui farà da contraltare il nuovo sistema di qualificazione delle stazioni appaltanti. Importanti novità sono state previste anche per ridurre il contenzioso (con l'introduzione di un rito speciale per le contestazioni relative al possesso dei requisiti) e favorire la partecipazione delle Pmi al mercato dei contratti pubblici.

Per ridurre i costi delle opere prevista una stretta sulle varianti. Il progetto torna al centro del processo costruttivo, con nuovi paletti all'appalto integrato e l'addio alla possibilità di bandire le gare per opere pubbliche sulla base di un semplice progetto preliminare. Nella delega anche la previsione di nuove misure per incentivare lo sviluppo del project financing e l'introduzione del débat public sulle grandi opere.

 

 

Patente a punti, la Riforma degli appalti punta sulla reputazione delle imprese

Antitrust: punteggio negativo in caso di cattive performance. Il Governo annuncia la fine del regolamento attuativo

Patente a punti per le imprese che partecipano alle gare e massima semplificazione delle norme attuative. Sono i punti da cui sta ripartendo la Riforma degli Appalti.
 
Dopo essere stato approvato dal Senato, il disegno di legge delega che riscriverà le norme sui contratti pubblici è all’esame della Commissione Ambiente della Camera. Per snellire tutto il sistema che va dalla pubblicazione del bando alla realizzazione dell’opera sono in vista delle modifiche. A causa di un quadro normativo farraginoso e del comportamento di alcune imprese si sono spesso verificate difficoltà che hanno impedito il completamento delle opere.
 
Per evitare il ripetersi di questa situazione, il Governo formalizzerà delle proposte per rendere più facile ed economica la gestione degli appalti e la realizzazione delle infrastrutture.
 

Patente a punti per le imprese negli appalti

Il Governo sta valutando la proposta dell’Antitrust di prevedere un meccanismo che premi la reputazione e l’operato delle imprese, in modo da favorire quelle virtuose nell’accesso alle gare d’appalto.
 
Secondo l’Antitrust, per valutare la reputazione delle imprese ci sono tre metodi, ma quello più idoneo, in grado di garantire un adeguato livello di concorrenza, è la patente a punti. Alle imprese verrebbe assegnato un punteggio, da scalare in caso di performance negativi.
 
Gli altri sistemi prevedono che le Stazioni Appaltanti assegnino punteggi positivi in base ai buoni risultati raggiunti, In questo modo però verrebbero penalizzate le nuove imprese che non hanno mai partecipato ad una gara.
 

Fine del Regolamento attuativo del Codice Appalti

L’attuale Codice Appalti (D.lgs. 163/2006) è completato da un Regolamento attuativo (Dpr 207/2010). Le due norme a volte si pongono in contrasto, creando difficoltà agli operatori del settore.
 
Per porre fine a questi inconvenienti, il Ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, ha confermato l’intenzione del Governo di sostituire il regolamento con una norma più leggera, una sorta di soft law di tipo anglosassone. Sarà l’autorità nazionale anticorruzione (ANAC) a predisporre queste linee guida che avranno la funzione di regolamentazione e controllo e che dovranno essere sottoposte al parere non vincolante del Parlamento.
 
Secondo il Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori (CNAPPC), l'abolizione del regolamento comporta un passo decisivo verso una effettiva semplificazione dell’intera materia.

Nei prossimi giorni l'Esecutivo proporrà delle modifiche finalizzate ad incentivare la progettazione di qualità e a superare la Legge Obiettivo, continuando però a garantire il proseguimento delle opere iniziate.

 

 

14.09.2015 - Riforma Pa/2. A ottobre i primi decreti attuativi: si parte dalla semplificazione di Scia e Dia

Qualche settimana in più servirà, invece, per le nuove regole sulla conferenza di servizi e per le procedure semplificate in materia di grandi opere

Venti decreti attuativi per completare la riforma della pubblica amministrazione. A pochi giorni dal varo della riforma Madia (legge n. 124 del 2015), il Governo ha fatto partire le grandi manovre per chiudere rapidamente il suo percorso. E, come già accaduto per il Jobs act e la delega fiscale, i tecnici si sono immediatamente messi all'opera per scrivere i testi. I primi tasselli arriveranno in Consiglio dei ministri nel giro di qualche settimana, probabilmente già a ottobre. Si partirà dall'agenda digitale, dalle norme sulle partecipate e dalle modifiche a Scia e Dia. Qualche settimana in più servirà, invece, per le nuove regole sulla conferenza di servizi e per le procedure semplificate in materia di grandi opere.

A parlare del calendario è Angelo Rughetti, sottosegretario alla Pubblica amministrazione, che parte dai tempi. «Finora si è parlato di ottobre. Non posso confermare, perché la decisione su quando andare in Consiglio dei ministri appartiene al premier». La sostanza, però, è che sono già composte le commissioni che stanno lavorando sui venti decreti che daranno vita alla riforma. Saranno divisi in due tranche, una dedicata ai rapporti tra Pa e cittadino e una orientata sulle procedure interne della pubblica amministrazione.
Il primo blocco sarà il più rapido. E contiene molte novità importanti per l'edilizia. Soprattutto, ci saranno tutte le nuove regole sull'agenda digitale, le modifiche ai procedimenti amministrativi, a partire da Dia e Scia, e la riforma delle partecipate. Nel caso dell'agenda digitale, si cercherà di rendere più elettronici i rapporti tra cittadino e amministrazione. Sulla Scia e la Dia, poi, verranno chiariti i casi nei quali è sufficiente il silenzio assenso, quelli nei quali serve un'autorizzazione espressa e quelli per i quali, invece, basta una comunicazione preventiva. Mentre, sul fronte delle partecipate, sarà avviata l'opera di riordino e taglio sulla quale il Governo sta ragionando ormai da anni. E che sarà, in parte, anticipata dalla manovra in presentazione a metà ottobre.

Nel secondo blocco, che sarà più lento, ci saranno invece i provvedimenti dedicati alle procedure interne alla pubblica amministrazione. Tra questi, spicca l'attesissima riforma della conferenza di servizi, che dovrebbe risolvere molti problemi legati alla formazione dei pareri della Pa. Ma non solo: ci sarà anche il regolamento sui procedimenti amministrativi semplificati e velocizzati per le grandi opere. Senza dimenticare il riordino di tutti gli obblighi di trasparenza e pubblicità attualmente a carico delle pubbliche amministrazioni.

 

 

14.09.2015 -Riforma appalti: Documento unico europeo per i requisiti di gara, niente multa per «sanare» le offerte irregolari

L'analisi delle misure dedicate alla qualificazione delle imprese nella legge delega per la riscrittura del codice all'esame della Camera


La delega per il recepimento delle direttive comunitarie e la conseguente riscrittura della disciplina sui contratti pubblici, approvata dal Senato e attualmente all'esame della Camera, contiene naturalmente anche alcuni criteri in tema di qualificazione dei concorrenti che partecipano alle gare.
Una prima indicazione, in realtà del tutto generica, si trova alla lettera m) dell'articolo 1, comma 1. In base ad essa, il legislatore delegato dovrà definire i requisiti di capacità economico – finanziaria, tecnica, organizzativa e professionale che gli operatori economici devono possedere per poter partecipare alle gare. Si tratta evidentemente di una mera affermazione di principio, priva di qualunque contenuto precettivo. L'unica indicazione che può assumere un qualche rilievo è rappresentata dalla puntualizzazione secondo cui la fissazione di tali requisiti dovrà tenere conto dell'interesse pubblico ad assicurare il più ampio numero di potenziali partecipanti che, sia pure nella sua genericità, potrebbe prefigurare la volontà di individuare nella normativa di recepimento qualche limite che imponga agli enti appaltanti di richiedere requisiti di natura non discriminatoria - cosa di per sé abbastanza ovvia - ma anche non eccessivamente selettivi sotto il profilo quantitativo. Indicazione che, interpretata in questi termini, potrebbe assumere un certo valore specie in relazione agli appalti di forniture e di servizi, in cui tradizionalmente si pone il tema di quantificare requisiti quali il fatturato o i servizi/forniture analoghi secondo criteri di ragionevolezza e proporzionalità rispetto all'entità dell'appalto oggetto di affidamento. 

Prova dei requisiti e oneri documentali 
Il principio generale affermato nella delega è senza dubbio quella della riduzione degli oneri documentali a carico dei concorrenti ai fini della dimostrazione dei loro requisiti. Per ottenere questo obiettivo il principale strumento individuato è il Documento di gara unico europeo (Dgue) (lettera s).
Tale Documento trova la sua originaria regolamentazione nell'articolo 59 della Direttiva UE 2014/24. Si tratta di un'autodichiarazione che i concorrenti presentano al momento della domanda di partecipazione alla gara o della formulazione dell'offerta – come tale sostitutiva dei relativi certificati – che attesta sia la mancanza delle cause di esclusione – e quindi il possesso dei requisiti generali di idoneità morale – sia il possesso dei requisiti speciali tecnico-organizzativi ed economico-finanziari. 
Il Dgue deve inoltre contenere anche l'indicazione delle autorità pubbliche presso cui possono essere reperiti i documenti a comprova di quanto dichiarato, nonché l'eventuale specificazione della banca dati – se esistente - da cui gli stessi possono essere estratti. 
Dal punto di vista concettuale questo nuovo Documento disciplinato dalla Direttiva non è estraneo all'attuale quadro normativo nazionale, in quanto richiama le autodichiarazioni ex Dpr 445/2000 che i concorrenti attualmente rilasciano ai fini della partecipazione alle gare. 
Una differenza sostanziale riguarda tuttavia le modalità di presentazione di tale Documento. La Direttiva stabilisce infatti che esso deve essere presentato sulla base di un modello predisposto dalla Commissione Ue ed esclusivamente in forma telematica. Ciò significa, in primo luogo, che non sarà più ammessa la possibilità che ogni ente appaltante predisponga un proprio modello di autodichiarazione. Ma comporta anche qualche dubbio in merito alla previsione contenuta nel medesimo criterio di cui alla lettera s), che in alternativa al Dgue contempla la possibilità di un analogo documento predisposto dal Ministero delle infrastrutture, che in verità non appare pienamente compatibile con la richiamata unicità del Dgue nella forma indicata dalla Commissione.

Anche il meccanismo di verifica di quanto autodichiarato richiama, in linea generale, quanto previsto dalle disposizioni nazionali vigenti . La norma comunitaria prevede infatti che gli enti appaltanti possano in qualunque momento richiedere ai concorrenti di presentare i documenti da cui risulti la veridicità di quanto autodichiarato (e che comprovino quindi la sussistenza in capo agli stessi sia dei requisiti generali che di quelli speciali). Tale verifica deve comunque essere effettuata prima di procedere all'aggiudicazione dell'appalto.

L'obbligo di presentare la suddetta documentazione subisce tuttavia una duplice deroga. La prima riguarda l'ipotesi in cui l'ente appaltante abbia la possibilità di reperire i certificati e gli altri documenti attraverso la consultazione di una banca dati nazionale, liberamente accessibile dagli enti appaltanti (anche appartenenti ad altri Stati membri). In questo senso, è destinato ad assumere un ruolo sempre più centrale il modello fondato sulla Banca dati nazionale dei contratti pubblici, già oggi prevista dall'articolo 6 -bis del Dlgs 163/2006, dove devono essere raccolti tutti i dati relativi ai requisiti oggetto di autodichiarazione. Lo stesso criterio di delega di cui alla lettera r) prevede che vi sia un'unica Banca dati centralizzata che tuttavia – diversamente da quanto previsto dalla normativa attuale - dovrebbe contenere la documentazione relativa ai soli requisiti generali e non anche a quelli speciali e dovrebbe essere gestita non dall'Anac ma dal Ministero delle Infrastrutture. 
La seconda deroga si riferisce all'ipotesi in cui l'ente appaltante sia già in possesso della documentazione relativa ai requisiti autodichiarati (ad esempio perché li ha già acquisiti in relazione a una precedente gara e gli stessi mantengano la loro validità temporale). 

Il soccorso istruttorio 
In funzione complementare all'esigenza di ridurre e snellire gli oneri documentali in capo ai concorrenti va letta l'indicazione contenuta sempre nel criterio di delega di cui alla lettera r), secondo cui deve essere attribuita ai concorrenti la piena possibilità di integrazione documentale in relazione a qualsiasi elemento formale della domanda (e dell'offerta), con la sola esclusione degli elementi oggetto di valutazione sul merito dell'offerta. 
Viene quindi ribadita la volontà di mantenere il così detto soccorso istruttorio secondo modalità molto ampie, in linea con quanto già attualmente previsto dalla normativa nazionale in virtù delle novità recentemente introdotte in materia. In base ad esse, infatti, la regolarizzazione documentale può operare in relazione a ogni ipotesi di mancanza, incompletezza o irregolarità degli elementi e delle dichiarazioni che devono essere prodotti dai concorrenti in sede di gara. 
L'unico elemento di diversità rispetto alla disciplina vigente riguarda l'indicazione secondo cui la possibilità di integrazione documentale deve avere carattere non oneroso, che appare incompatibile con la previsione attuale secondo cui la sanatoria di carenze e irregolarità della documentazione è accompagnata dall'irrogazione di una sanzione pecuniaria a carico del concorrente che vi faccia ricorso. 

Il sistema di qualificazione per i lavori 
Alla lettera nn) la delega contiene un criterio volto a individuare i parametri per effettuare la revisione del sistema di qualificazione. Anche se non è esplicitamente precisato, il riferimento che si trova contenuto nel testo alla «decadenza delle attestazioni» sembra circoscrivere le previsioni al sistema fondato sulle attestazioni Soa, relativo quindi al solo settore dei lavori. 
I criteri indicati per effettuare la revisione contengono in primo luogo un riferimento alla necessità di rispettare i principi di omogeneità e trasparenza, nonché di verificare le capacità realizzative e le competenze tecniche e professionali dell'impresa e le attività effettivamente eseguite. Sotto questo profilo non si rilevano elementi di particolare novità, trattandosi degli ordinari criteri di carattere generale che governano ogni sistema di qualificazione e che come tali sono presenti anche nell'attuale regime. 
La novità sostanziale è data invece dalla previsione delle così dette misure di premialità. Queste dovrebbero portare a individuare meccanismi premianti, ai fini della qualificazione, a favore delle imprese che nell'esecuzione dei precedenti contratti si siano caratterizzate in relazione a due profili: rispetto dei tempi e dei costi e gestione dei contenziosi.
Le concrete modalità di applicazione delle misure di premialità sono affidate alle direttive dell'Anac. A quest'ultima è infatti attribuito il compito di individuare, con propria determinazione, criteri reputazionali fondati su parametri oggettivi e misurabili sulla base dei quali verificare il comportamento virtuoso delle imprese sotto i due profili sopra indicati e tradurlo appunto in misure di premialità. 
Fermo restando che occorrerà attendere le indicazioni dell'Anac per verificare in concreto con quali modalità il meccanismo sarà destinato ad operare, resta il dato rilevante dell'introduzione di un istituto che per la prima volta in maniera sistematica mira a premiare, ai fini della partecipazione alle gare, le imprese che hanno ben operato nell'esecuzione dei contratti precedenti. 
Va infine segnalato che nel criterio di cui alla lettera nn) vi è anche la previsione della decadenza delle attestazioni in caso di fallimento dell'impresa e della sospensione nell'ipotesi di concordato con riserva o con continuità aziendale, in linea peraltro con le disposizioni attualmente vigenti. 

Il "favor" per le piccole e medie imprese. 
Anche se non attiene in maniera diretta al profilo della qualificazione, merita una notazione la previsione, contenuta alla lettera qq), diretta a favorire le piccole e medie imprese – ma anche i piccoli e medi operatori economici e i giovani professionisti - nell'accesso al mercato degli appalti pubblici.
Per il perseguimento dell'obiettivo vengono indicate due strade concorrenti. La prima si sostanzia nel divieto artificioso di suddivisione degli appalti imposto alle stazioni appaltanti, prevedendosi che la dimensione degli appalti e il conseguente valore delle gare devono essere tali da assicurare l'effettiva partecipazione delle piccole e medie imprese. Previsione che in realtà non innova rispetto a quanto già previsto dall'ordinamento vigente, in cui è già stabilito che le stazioni appaltanti devono, in linea generale, procedere alla suddivisione degli appalti in lotti funzionali al fine di favorire l'accesso alle gare delle piccole e medie imprese, essendo tenute a indicare nella determina a contrarre le eventuali ragioni che impediscono tale suddivisione (articolo 2, comma 1 -bis, D.lgs. 163). 
La seconda strada passa invece per il coinvolgimento non delle stazioni appaltanti ma dei concorrenti, per i quali andranno previste misure premiali – presumibilmente ai fini dell'aggiudicazione – qualora coinvolgano le piccole e medie imprese, piccoli operatori economici e giovani professionisti in sede di partecipazione alle gare.

 

 

 

Contratto di Avvalimento:

ammissibile anche la certificazione di qualità

CONSIGLIO DI STATO. Nel contratto di avvalimento «l'impresa ausiliata può  utilizzare tutti i requisiti afferenti alla capacità economica e tecnica dell'impresa ausiliaria, tra cui (anche) la certificazione di qualità, in quanto quest'ultima, essendo connotata dal precipuo fine di valorizzare gli elementi d'eccellenza dell'organizzazione complessiva, è anch'essa requisito d'idoneità tecnico - organizzativa dell'impresa».

Qui Sentenza Cds Sez III n.3517 del 14/07/2015

 

 

Falsa dichiarazione ex art.38:

non si applica il soccorso istruttorio

TAR. L'inosservanza dell'obbligo dichiarativo, ex art. 38, comma 1, lettera f), del D.Lgs. n. 163/06, ai sensi del quale l'operatore è tenuto a comunicare alla Stazione appaltante tutte le risoluzioni contrattuali conseguenti un errore grave commesso nell'esercizio dell'attività professionale, intervenute nei rapporti con la P.a., comprese quelle con Amministrazioni diverse da quella che ha bandito la gara «non (è) una semplice omissione, ma una dichiarazione non veritiera (..che) non risulta emendabile con il soccorso istruttorio, né riconducibile ad un errore scusabile determinato dall'ambiguità del bando e non può che condurre, per diretta applicazione dell'art. 46 comma 1 bis del d.lgs. n. 163/2006, all'esclusione dalla gara».

Qui Sentenza Tar Piemonte n.1175 del 10/07/2015

 

 

Collegamento tra imprese:

illegittima l'esclusione senza contraddittorio

TAR. È illegittimo il provvedimento con il quale la stazione appaltante, sulla base della ricorrenza di alcuni indizi in ordine alla sussistenza di una situazione di collegamento sostanziale con altra impresa, ha escluso una ditta dalla gara di appalto, ove il provvedimento espulsivo sia stato adottato automaticamente, senza dare al concorrente interessato la possibilità di fornire giustificazioni. Infatti, secondo l'orientamento della Corte di Giustizia U.E., non è consentito alle stazioni appaltanti di sanzionare il collegamento tra imprese mediante l'esclusione automatica dalla procedura selettiva, ma occorre accertare se, in concreto, tale situazione abbia influito o meno sul loro rispettivo comportamento nell'ambito della gara, consentendo alle imprese interessate di dimostrare nell'apposito sub-procedimento l'insussistenza di rischi di turbativa della selezione.

 Qui Sentenza Tar Piemonte n. 1214 del 10/07/2015

 

 

La prima sfida del nuovo codice degli appalti è voltare pagina, mandare in soffitta un modello di realizzazione (ma forse sarebbe più giusto dire di non-realizzazione) delle opere pubbliche che ha frenato l'Italia anziché aiutarla a correre

La prima sfida del nuovo codice degli appalti è voltare pagina, mandare in soffitta un modello di realizzazione (ma forse sarebbe più giusto dire di non-realizzazione) delle opere pubbliche che ha frenato l'Italia anziché aiutarla a correre. Un modello passato fondato sulla deroga sistematica alla legge che ha favorito la corruzione e sulla variante in corso d'opera che manda per aria tempi e costi. Così si sono allontanati i cittadini dall'unica cosa che può convincerli che "infrastruttura è bello": servizi più efficienti a valle del collaudo dell'opera. C'è bisogno anzitutto di rispiegare agli italiani che treni e metrò servono a portare milioni di passeggeri (come con l'Alta velocità), gli interventi di difesa del suolo limitano frane e alluvioni, nelle città possiamo avere scuole più sicure e meno emergenze rifiuti. Le opere devono essere utili e non basta cominciarle, bisogna finirle. Imprese, professionisti, stazioni appaltanti devono essere "premiate" se (e solo se) fanno bene il loro lavoro fino in fondo.

Alla base di quel vecchio modello ci sono aspetti cui la nuova legge prova a porre rimedio. Le aree critiche fondamentali sono: la marginalità (e la bassa qualità) del progetto; l'assenza di una regolazione nazionale credibile del settore con l'introduzione (fallimentare) del federalismo; una qualificazione formalistica di imprese e professionisti che finora non ha mai premiato i risultati; la presenza di una pubblica amministrazione dilagante e inefficiente nelle funzioni-chiave della programmazione e del controllo del processo di realizzazione dell'opera.

Partiamo dal progetto. Senza un buon progetto a base di gare e lavori qualunque mediazione al ribasso della qualità e al rialzo dei costi diventa facile e qualunque variante per motivi oscuri è diventata possibile. Senza un buon progetto che faccia da àncora non è possibile una nuova stagione di trasparenza perché non funzionano neanche gli "open data" se i "data" sono truccati in partenza o non esistono. Il testo varato dal Senato rivaluta il progetto esecutivo come base di gare e lavori, elimina il massimo ribasso, rilancia i concorsi (che significano qualità ma anche confronto e partecipazione), limita gli appalti integrati che sviliscono progetto e progettista, moralizza le commissioni aggiudicatrici (che insieme all'assegnazione dei collaudi sono stati un vero scandalo morale), introduce il débat public che rimette il progetto al centro della fase autorizzativa nei territori. Tutto risolto? È un bel passo avanti. Ma per dare all'Italia il parco di migliaia di progetti di buona qualità di cui ha bisogno per ripartire servono ancora tre cose fondamentali: eliminazione dell'incentivo del 2% per l'affidamento interno della progettazione ai dipendenti della Pa senza gara che resta il fattore di maggiore distorsione del mercato; creazione di un fondo di rotazione che permetta di finanziare la progettazione prima di avere il finanziamento completo dell'opera; rilancio dei concorsi di progettazione su scala urbana con agevolazioni ai comuni.

Il secondo aspetto critico da superare è l'assenza di una regolazione nazionale. Trenta anni fa ci potevamo permettere meno leggi e più stabili nel tempo perché le circolari del ministero dei Lavori pubblici facevano testo. L'attribuzione di poteri sempre più diffusi alle regioni e l'eccessivo ricorso alla magistratura amministrativa hanno via via prodotto un vuoto di potere regolatorio centrale che si è riflesso nella vita contorta delle opere e nel contenzioso crescente fra Pa e imprese: da qui origina il fenomeno tutto italiano di un settore che ha più avvocati che ingegneri.

Il nuovo codice affiderà all'Autorità guidata da Cantone ampi poteri di regolazione soft (non solo anticorruzione): bandi-tipo, qualificazione delle stazioni appaltanti in base ai risultati, qualificazione delle imprese con rating reputazionali e di legalità, criteri per ridurre le stazioni appaltanti, interpretazione delle norme e verifica della loro applicazione sul campo, potenziamento degli accordi pre-contenzioso. In questo modo servono meno leggi, il sistema torna ad avere un centro e si prosciuga buona parte dell'acqua in cui in questi anni il contenzioso è andato crescendo, perdendo di vista le opere. Con questa nuova regolazione la sfida è anche superare una qualificazione del tutto formalistica: premi a chi conclude le opere e penalità a chi non rispetta i contratti con l'introduzione - altra novità assoluta - di una qualificazione anche per le stazioni appaltanti che dovranno avere strutture adeguate (responsabili del procedimento, unità di programmazione e di controllo).

E questo discorso porta alla quarta - e forse più grave - distorsione del mercato: l'eccesso di presenza della pubblica amministrazione. Una Pa dilagante in mille rivoli e poco centrata sulle funzioni-chiave. La Pa deve progettare? No. Una buona Pa deve programmare seriamente e controllare gli appaltatori potenziando la figura del responsabile unico del procedimento. Intanto sono decisivi lo snellimento del codice e la riduzione dei documenti di gara per le imprese.

Questa rivoluzione avrà bisogno di tempo e costituisce un passo nella direzione giusta. Va dato atto al relatore, Stefano Esposito, di aver svolto un gran lavoro e a tutte le forze politiche di aver tenuto un atteggiamento responsabile. Magari fosse questa la politica italiana. Serviranno altre riforme ma per un giorno godiamoci questa soddisfazione.

 

 

Il Senato vara la riforma appalti: poteri Anac, progettazione, varianti. Ecco cosa cambia

Primo sì alla delega con 184 sì, due no e 42 astensioni. Si completa, così, un lavoro durato sei mesi, cui hanno partecipato da vicino anche le opposizioni

Primo semaforo verde per la riforma appalti. Il Senato ieri mattina ha approvato in prima lettura, con 184 sì, due no e 42 astensioni, il disegno di legge delega che recepisce le direttive europee in materia di contratti pubblici. Si completa, così, con un voto a larga maggioranza, un lavoro durato sei mesi , cui hanno partecipato da vicino anche le opposizioni. Il testo è stato incardinato lo scorso gennaio presso la commissione Lavori pubblici di Palazzo Madama. E, adesso, deve ancora compiere due passaggi importanti: il vaglio della Camera per la seconda lettura e l'attuazione attraverso il decreto delegato, al quale stanno già lavorando i tecnici del Governo. Per il ministero delle Infrastrutture Delrio «è il primo passo di una svolta vera per i lavori pubblici». Mentre per il viceministro Riccardo Nencini che ha seguito più da vicino il disegno di legge si tratta «di una legge che potenzia trasparenza e vigilanza».

Il testo esce radicalmente rivisitato rispetto al Ddl presentato dall'esecutivo. È entrato con 14 criteri di delega ed è uscito arrivando a quota 53. Un lavoro di aggiunte e limature condotto dal relatore Stefano Esposito (Pd), che è andato avanti fino a ieri, quando sono state portate le ultime correzioni pesanti. «Consegniamo alla Camera una legge che unisce legalità e sviluppo del mercato», ha sottolineato.

Le ultime novità
Tra le correzioni di ieri spicca il taglio delle stazioni appaltanti che oggi, secondo le stime più accreditate, sono almeno 36mila. Vengono introdotti due tetti: sopra i 100mila euro i Comuni non capoluogo dovranno aggregarsi per fare le gare, mentre sopra le soglie comunitarie (5,2 milioni per i lavori e 200mila euro per servizi e forniture) dovranno passare da centrali di committenza unificate a livello regionale o di provincia autonoma. La seconda novità di giornata riguarda il passaggio che impone alle concessionarie (autostradali e non) di mandare in gara tutti i lavori, i servizi e le forniture relativi alla loro gestione. Adesso sono obbligati a mettere sul mercato una quota del 60%.

L'emendamento votato dall'Aula prevede alcune eccezioni: le nuove regole non valgono sotto i 150mila euro, nei casi di project financing e per «le concessioni in essere affidate con procedure di gara ad evidenza pubblica secondo il diritto dell'Ue». La terza novità è relativa alle autostrade. La regola generale è che non ci saranno proroghe d'ufficio per le concessioni in essere, con una eccezione: sono escluse le società nelle quali il controllo sia appannaggio di soggetti pubblici. Una formulazione che consentirà un prolungamento senza gara per Autovie venete e Autobrennero. Arriva anche una forte stretta sull'in house. Viene istituito, presso Anac, un elenco di enti controllati da pubbliche amministrazioni ai quali sarà possibile affidare i contratti senza gara.

I contenuti principali
Guardando alle novità approvate nelle scorse settimane, il cuore della riforma è l'estensione e il rafforzamento dei poteri affidati all'Anac guidata da Raffaele Cantone. Un passaggio in cui non è difficile intravedere il riflesso delle tante inchieste culla corruzione che hanno attraversato il mondo degli appalti negli ultimi mesi: dal sistema Incalza-Perotti scoperchiato dalla procura di Firenze allo scandalo Mafia Capitale. Con la riforma, Cantone sarà dotato di poteri di intervento cautelari (possibilità di bloccare in corsa gare irregolari) e potrà chiedere alle stazioni appaltanti di annullare le gare in odore di corruzione prima di attivare i commissariamenti, mentre il rispetto degli atti di indirizzo al mercato (bandi-tipo, linee guida, pareri) diventerà vincolante per amministrazioni e imprese. In questa chiave va anche letta la nascita di un albo nazionale dei commissari di gara e il divieto espresso di prevedere scorciatoie normative, bypassando o semplificando le gare, per la realizzazione di grandi eventi. Le deroghe potranno essere ammesse soltanto in risposta a fenomeni di calamità naturale. Dunque, niente nuovi casi Expo (con circa 90 deroghe).

Per frenare la deriva dei tempi infiniti dei cantieri arriva la stretta sulle varianti da cui passa l'aumento dei costi in due casi su tre nelle grandi opere, con la possibilità di rescindere il contratto oltre certe soglie di importo. Anche le infrastrutture dovranno adeguarsi a costi standard. Con progetti definiti prima di arrivare al cantiere. La delega investe sulla valorizzazione della fase progettuale, vietando le aggiudicazioni al massimo ribasso e limitando la possibilità di affidare insieme progetto e lavori solo a casi di particolare rilievo tecnologico. Inoltre le grandi opere dovranno essere capaci di guadagnarsi il consenso sul campo («débat public»). Mentre le imprese saranno valutate anche sulla base della reputazione guadagnata in cantiere (rispetto dei tempi e bassa vocazione al contenzioso) legata al rating di legalità.

 

 

 

Obbligo di indicazione degli oneri della sicurezza aziendali in offerta anche nei lavori pubblici: la Plenaria conferma

Come noto, è stata molto controversa, in seno alla Giurisprudenza Amministrativa, la questione circa l’esistenza (o meno) dell’obbligo di indicare, in sede di offerta, l’ammontare degli oneri per la sicurezza da rischio specifico (anche detti “interni” o “aziendali”).

Sul punto, è da ultimo intervenuta un’autorevole pronuncia dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, che ha espresso il principio per cui, anche nelle procedure di affidamento di lavori pubblici, i partecipanti alla gara devono indicare nell’offerta economica i costi interni per la sicurezza, pena l’esclusione dell’offerta dalla procedura, anche se tale adempimento non è espressamente previsto dal bando di gara.

A tale conclusione il Supremo Consesso della Giustizia Amministrativa è pervenuto sulla scorta della seguente ricostruzione del quadro normativo di riferimento:

a) le stazioni appaltanti, nella predisposizione degli atti di gara per lavori e al fine della valutazione dell’anomalia delle offerte, devono determinare il valore economico degli appalti includendovi l’idonea stima di tutti i costi per la sicurezza con l’indicazione specifica di quelli da interferenze; i concorrenti, a loro volta, devono indicare nell’offerta economica sia i costi di sicurezza per le interferenze (quali predeterminati dalla stazione appaltante) che i costi di sicurezza interni che essi determinano in relazione alla propria organizzazione produttiva e al tipo di offerta formulata;

b) la ratio del richiamo, nell’art. 87, comma 4, secondo periodo del D.Lgs. 163/2006, della specifica indicazione dei costi per la sicurezza per le offerte negli appalti di servizi e forniture appare individuabile, in questo quadro, in relazione alla particolare tipologia delle prestazioni richieste per questi appalti rispetto a quelli per lavori e alla rilevanza di ciò nella fase della valutazione dell’anomalia (cui la norma è espressamente riferita); il contenuto delle prestazioni di servizi e forniture può infatti essere tale da non comportare necessariamente livelli di rischio pari a quelli dei lavori, rilevando l’esigenza sottesa alla norma in esame, pur ferma la tutela della sicurezza del lavoro, di particolarmente correlare alla entità e caratteristiche di tali prestazioni la giustificazione dei relativi, specifici costi in sede di offerta e di verifica dell’anomalia;

c) ai sensi dell’art. 46, comma 1-bis, del Codice, l’omessa specificazione nelle offerte per lavori dei costi di sicurezza interni configura un’ipotesi di mancato adempimento alle prescrizioni previste dal Codice dei Contratti, idoneo a determinare incertezza assoluta sul contenuto dell’offerta per difetto di un suo elemento essenziale, e comporta perciò, anche se non prevista nella lex specialis, l’esclusione dalla procedura dell’offerta difettosa per l’inosservanza di un precetto a carattere imperativo che impone un determinato adempimento ai partecipanti alla gara, non sanabile con il potere di soccorso istruttorio della stazione appaltante  (cfr. Consiglio di Stato, Ad. Plenaria 20/03/2015 n. 1).

 

 

 

SOCCORSO ISTRUTTORIO E SANZIONE PECUNIARIA: CONTRASTO TRA ANAC E CORTE DEI CONTI

Con la Determinazione n. 1 dell’8 gennaio 2015, recante “Criteri interpretativi in ordine alle disposizioni dell’art. 38, comma 2-bis e dell’art. 46, comma 1-ter del D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163”, l’ANAC ha proposto un’interessante interpretazione della nuova normativa sul soccorso istruttorio in corso di gara, introdotta dal D.L. 90/2014.

In base all’esegesi dell’ANAC, la sanzione de qua dovrebbe essere comminata dalla stazione appaltante solo “nel caso in cui il concorrente intenda avvalersi del nuovo soccorso istruttorio”.

L’orientamento dell’ANAC è stato confermato nel successivo Comunicato presidenziale del 25/3/2015, nel quale è stato ulteriormente chiarito che l’interpretazione suggerita "si è imposta come doverosa sia per evitare eccessive ed immotivate vessazioni delle imprese sia in ossequio al principio di primazia del diritto comunitario, che impone di interpretare la normativa interna in modo conforme a quella comunitaria anche in corso di recepimento. La direttiva 2014/24/UE sugli appalti pubblici, infatti, prevede all’art. 59, paragrafo 4, secondo capoverso, la possibilità di integrare o chiarire i certificati presentati relativi al possesso sia dei requisiti generali sia di quelli speciali, senza il pagamento di alcuna sanzione".

Tuttavia, sulla medesima questione, si è diversamente espresso il Procuratore Generale della Corte dei Conti Salvatore Nottola, il quale, nella Relazione presentata in seno all’inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2015, ha affermato che il concorrente, il quale in una gara di appalto non si avvalga del soccorso istruttorio mancando di rispondere alla richiesta di regolarizzazione avanzata dalla stazione appaltante, deve comunque pagare la sanzione.

Infatti: “Il meccanismo dell’assegnazione di un termine per la sanatoria, è accompagnato, come visto, dalla previsione di una sanzione pecuniaria: lo scopo è chiaro, ed è quello di responsabilizzare i concorrenti a rendere dichiarazioni il più possibile complete. E dunque la sanzione è dovuta anche ove il concorrente decida di non rispondere all’invito a regolarizzare. Il mancato introito della stessa può essere fonte di responsabilità amministrativo-contabile” (in grassetto nel testo originario).

E’ evidente che la forte presa di posizione della Corte dei Conti – ed in particolare il riferimento alla possibile insorgenza della responsabilità amministativo-contabile in capo al funzionario pubblico che ometta di applicare la sanzione – avranno l’effetto di indirizzare l’orientamento interpretativo delle stazioni appaltanti verso la seconda soluzione.

Ci si deve dunque attendere che le stazioni appaltanti, in sede di applicazione dell’art. 38, comma 2-bis, D.Lgs. 163/2006, irroghino la sanzione anche nel caso in cui il concorrente non si avvalga della possibilità di sanare le mancanze, le incompletezze e le altre irregolarità essenziali contestate nei suoi confronti dall’ente procedente.

 

 

Anac: sempre possibile correggere gli errori formali delle dichiarazioni

L'obiettivo è garantire la massima concorrenza, evitando di escludere potenziali candidati all'appalto per ragioni «puramente formalistiche»

Le imprese possono sempre correggere le dichiarazioni rilasciate in gara, invocando il «soccorso istruttorio», introdotto dalla legge 90/25014. L'Anac ribadisce una volta di più la propria linea basata sull'obiettivo di ridurre le contestazioni e le esclusioni dalle gare legate ad errori puramente formali, invitando le amministrazioni a concentrarsi sul posseso effettivo dei requsiti da parte dei concorrenti.

Questa volta l'occasione è offerta dal parere di precontenzioso n. 40/2015, rilasciato su richiesta della Regione Sicilia, alle prese con un impresa che chiedeva l'esclusione di un concorrente nella gara da 43 milioni per la fornitura chiavi in mano di una serie di nuovi treni. La contestazione riguardava le dichiarazioni sull'assenza di procedimenti in corso o condanne per i reati previsti dall'articolo 38, comma, 1 lettera b) e c) del codice appalti che «non sarebbero state rese in forma esplicita da tutti i soggetti tenuti a renderle (titolare, direttori tecnici) ma soltanto dal legale rappresentante».

Un'obiezione superabile secondo l'Autorità. Che ribadisce l'orientamento «secondo cui occorre dare prevalenza al dato sostanziale (la sussistenza dei requisiti) rispetto a quello formale (completezza delle autodichiarazioni rese dai concorrenti) e, dunque, l'esclusione dalla gara potrà essere disposta non più in presenza di dichiarazione incompleta, o addirittura omessa (Determinazione Anac 8 gennaio 2015, n. 1)».

L'obiettivo ribadisce l'Autorità deve essere quello di garantire la massima concorrenza, evitando di escludere potenziali candidati all'appalto per ragioni «puramente formalistiche». Soprattutto in un caso come quello esaminato, dove l'elevato importo e la specializzazione della fornitura riducono di per sé il numero dei possibili candidati, recando così «un danno al concreto interesse della amministrazione di valutare il merito delle offerte»

 

Dall'aggiudicazione alle varianti: l'Abc della riforma degli appalti in 70 voci

Guida alla riforma del sistema degli appalti che sta prendendo forma in Parlamento a partire dal nuovo testo base della delega al Governo presentata dal relatore Stefano Esposito

Dalla A di aggiudicazione e aggregazione alla V di vigilanza e varianti. La nuova riforma degli appalti si è, di fatto, in larga parte già composta in commissione Lavori pubblici al Senato. Il nuovo testo base predisposto dai relatori Stefano Esposito (Pd) e Marco Pagnoncelli (Fi) è stato già arricchito da un corposo pacchetto di quindici emendamenti degli stessi relatori. Una riforma nella riforma che ci consegna già molti principi del Codice appalti in arrivo nel 2016. Ne abbiamo messi insieme settanta, che raccontano nel dettaglio il nuovo sistema che si sta delineando in Parlamento.

Al centro di tutto ci sarà l'Anac di Raffaele Cantone, nuovo punto di raccordo della vigilanza e dei poteri regolatori in materia di appalti pubblici. Ma non è tutto. Una nuova attenzione viene riservata alle procedure: dovranno essere più leggere, più concertate, più veloci. L'obiettivo è arrivare a un nuovo Codice più compatto del precedente, che non richieda più l'utilizzo di procedure speciali e in deroga. E che rimetta al centro il ruolo della progettazione, quello delle stazioni appaltanti come controllori e, soprattutto il merito delle imprese, valutate non più solo sulla base di elementi formali ma anche di criteri reputazionali legati alla loro storia.

Affidamento diretto
La trasparenza, secondo i nuovi criteri della riforma, dovrà entrare anche nelle forme di aggiudicazione diretta. Dovrà essere assicurata la valutazione comparativa di più offerte, «avuto riguardo all'oggetto e al valore della prestazione».

Aggregazione delle stazioni appaltanti
L'imperativo è ridurre il numero delle 30mila stazioni appaltanti italiane. Per questo il testo richiama "forme di centralizzazione delle committenze e di riduzione del numero delle stazioni appaltanti, effettuate sulla base del sistema di qualificazione" citato prima, con possibilità, "a seconda del grado di qualificazione conseguito, di gestire contratti di maggiore complessità". Resta, comunque, la possibilità per i piccoli Comuni di affidare le gare di importo inferiore a un milione di euro anche senza il ricorso alle centrali di committenza e ai soggetti aggregatori.

Albo dei commissari
Presso l'Anac nasce un albo nazionale dei commissari, dal quale prendere ogni volta una lista di nomi su cui fare il sorteggio. Dovranno rispettare "specifici requisiti di moralità, di competenza e di professionalità". In questo modo, i fenomeni corruttivi sarebbero drasticamente abbattuti.

Alta intensità di manodopera
Per i servizi ad alta intensità di manodopera andranno create regole specifiche rispetto agli altri settori: un riferimento alle regole speciali che saranno varate in materia di massimo ribasso nel nuovo Codice, inclusa la progettazione, ma non solo. La norma è particolarmente attesa dal settore dei servizi

Anac
Il Ddl prevede l'attribuzione all'Autorità nazionale anticorruzione «di più ampie funzioni di vigilanza nel settore degli appalti pubblici e delle concessioni, comprendenti anche poteri di controllo, raccomandazione, intervento cautelare e sanzionatorio, nonché di adozione di atti di indirizzo quali linee guida, bandi-tipo, contratti-tipo ed altri strumenti di regolamentazione flessibile, anche dotati di efficacia vincolante».

Appalto integrato
Arriva la frenata sull'appalto integrato. Cui si abbina anche la richiesta di valorizzare i concorsi di progettazione. Il nuovo emendamento dei relatori prevede che «di norma» la gara debba svolgersi sulla base del progetto esecutivo. Solo in casi in cui l'appalto o la concessione prevedano l'esecuzione di lavori «caratterizzati da notevole contenuto innovativo o tecnologico, che superino in valore il 70 per quelle cento dell'importo totale dei lavori» sarà possibile ricorrere all'affidamento congiunto di progettazione e lavori. In questo caso il criterio dell'aggiudicazione non potrà essere quello del massimo ribasso. Il ricorso all'appalto integrato, insomma, come si legge nel testo dell'emendamento dovrà essere limitato «radicalmente».

Autorizzazioni
Una delle ultime novità della delega riguarda le autorizzazioni legate ai progetti da realizzare in project financing. Qui l'obiettivo è evitare le false partenze dei progetti, con assegnazioni dei contratti poi congelati dalla necessità di acquisire i pareri previsti per legge. Per superare il problema la delega chiede al governo di anticipare questa fase, garantendo «l'acquisizione di tutte le necessarie autorizzazioni, pareri e atti di assenso comunque denominati entro la fase di aggiudicazione».

Avcpass
La banca dati per la verifica dei requisiti per l'accesso alle gare andrà riorganizzata. Nel capitolo dedicato dalla riforma alla qualificazione e ai requisiti delle imprese, i relatori inseriscono anche un riferimento ad Avcpass, la banca dati tenuta dall'Anac e oggetto di polemiche ormai da anni. Nel nuovo Codice bisognerà prevedere anche «la revisione e semplificazione dell'attuale sistema», per renderlo di facile utilizzo per gli operatori.

Avvalimento
Se ne era discusso molto durante le audizioni. Con pesanti critiche arrivate anche dal presidente dell'Anac Raffaele Cantone. Ora i relatori fanno tesoro di quelle indicazioni chiedendo al governo di limitare in qualche modo il ricorso al prestito dei requisiti tra le imprese in gara. Un fenomeno che ha assunto le dimensioni di un vero e proprio mercato e che permette anche a imprese sprovviste di qualificazione di accedere al mercato degli appalti, contando su appoggi esterni. L'emendamento precisa che il «contratto di avvalimento» dovrà indicare «nel dettaglio le risorse e i mezzi prestati, con particolare riguardo ai casi in cui l'oggetto di avvalimento sia costituito da certificazioni di qualità o certificati attestanti il possesso di adeguata organizzazione imprenditoriale ai fini della partecipazione alla gara, e rafforzando gli strumenti di verifica circa l'effettivo possesso dei requisiti e delle risorse oggetto di avvalimento da parte dell'impresa ausiliaria nonché circa l'effettivo impiego delle risorse medesime nell'esecuzione dell'appalto». Il tutto però nel rispetto dei principi comunitari (molto laschi in materia).

Banche dati
Il ruolo delle banche dati in generale dovrà essere potenziato. La delega, infatti, parla chiaramente di «riduzione degli oneri documentali a carico dei soggetti partecipanti e semplificazione delle procedure di verifica da parte delle stazioni appaltanti». Non c'è, quindi, solo Avcpass.

Bandi tipo
La delega punta a rafforzare molto i poteri di regolazione («soft law») esercitati dall'Anticorruzione. Tra questi acquistano un ruolo di rilevo i bandi-tipo. Gli obiettivo sono due: evitare il fenomeno dei bandi su misura e ridurre il contenzioso legato a errate interpretazioni delle norme. L'Autorità ha già predisposto alcuni modelli, che faticano però a imporsi per la mancanza di sanzioni per gli enti che si discostano dagli standard previsti dall'Anac. Ora la delega prevede di conferire a questi atti «efficacia vincolante».

Burocrazia
Snellire gli oneri documentali a carico delle imprese è uno degli obiettivi principali della delega. Un tentativo si è fatto con il sistema Avcpass messo in piedi dalla vecchia Avcp e ora preso in mano dall'Anac, che dovrà rivederne i contenuti e le modalità di fruizione.

Cantone
È l'uomo nuovo degli appalti. Ed è diventato subito un punto di riferimento centrale nella stagione della riforma segnata dalla recrudescenza dei fenomeni di corruzione. Dal rating di reputazione delle imprese alla revisione dell'avvalimento la commissione Lavori pubblici del Senato ha fatto propri molti dei suggerimenti arrivati dell'ex magistrato. Nei primi mesi di attività Cantone ha saputo scrollarsi di dosso l'immagine da "inquisitore" che un po' frettolosamente gli era stata appiccicata addosso, dando prova di saper coniugare rispetto scrupoloso delle regole e concretezza nella realizzazione delle opere, come dimostrano il caso dei commissariamenti (non solo per l'Expo e per il Mose) e la recente "invenzione" della vigilanza collaborativa.

Centrali di committenza
La delega affronta in più punti il tema delle centrali di committenza. Se ne parla da mesi. Proroghe e sovrapposizioni di norme legate all'operazione "spending review" affrontata dal governo Monti in poi (da ultimo con la stagione Cottarelli) non hanno scalfito i due obiettivi cardine di questa manovra. Primo: ridurre i centri di spesa per garantire un maggior controllo delle uscite. Secondo: poter contare su un'adeguata qualificazione delle amministrazioni autorizzate a bandire gli appalti (e magari a gestire i cantieri).

Codice unico
Il recepimento delle direttive europee su appalti, concessioni e servizi esclusi ha offerto l'occasione per la revisione del Dlgs 163/2006 e del regolamento attuativo (Dpr 207/2010). Rispetto alle ipotesi della prima ora che prevedevano la possibilità di dividere in due la disciplina, con codici separati per gli appalti e le concessioni, si è scelta la strada del codice unitario per l'intera materia. L'altra scelta fondamentale è stata quella di prevedere la riscrittura completa e non il semplice adeguamento dell'attuale codice che verrà abrogato dalle nuove norme.

Collaudi
Oltre che per i commissari di gara, la delega prevede l'istituzione di un albo nazionale ad hoc anche per i collaudatori delle opere affidate con la formula del general contractor. Evidente l'obiettivo di porre fine al "traffico" di incarichi ben remunerati tra i funzionari pubblici. C'è da dire semmai che gli interventi assegnati a contraente generale sono ormai una rarità. E dunque la stretta rischia di riguardare una quota marginale, se non addirittura in estinzione, del mercato.

Commissioni
Sono due le commissioni che stanno lavorando al recepimento delle direttive e dunque alla riforma del sistema degli appalti. Una è insediata a Palazzo Chigi sotto la guida di Antonella Manzione, capo dipartimento degli affari giuridici della Presidenza del Consiglio. L'altra al ministero delle Infrastrutture, in base alla delega conferita al viceministro Nencini.

Concessioni
La delega prevede in più punti misure di rafforzamento delle forme di partenariato pubblico privato. Un capitolo ad hoc è poi dedicato a precisare che il nuovo codice dovrà prevedere comunque una riscrittura organica «della materia delle concessioni, mediante l'armonizzazione e la semplificazione delle disposizioni vigenti, nonché la previsione di criteri direttivi per le concessioni indicate nella Sezione II della direttiva 2014/23/UE».

Concorsi di progettazione
Diventano uno degli strumenti principali per rimettere al centro il progetto e per assicurare la qualità architettonica in Italia. Uno dei nuovi criteri del testo base prevede che questi obiettivi siano raggiunti, oltre che con la limitazione all'appalto integrato, «anche attraverso lo strumento dei concorsi di progettazione».

Consultazioni
Durante i lavori di preparazione del nuovo codice la delega impone al Governo di raccogliere le posizioni degli operatori del settore. Il punto 2 del disegno di legge chiarisce che a coordinare le consultazioni dovrà essere la Presidenza del Consiglio dei ministri di concerto con il ministero delle Infrastrutture. Le consultazioni dovranno riguardare le «principali categorie di
soggetti pubblici e privati destinatari della nuova normativa». Non solo prima di svolgere le consultazion i il Governo dovrà anche specificare le «modalità operative» con cui si svolgeranno. Tenendo conto «standard internazionali di partecipazione ai processi di regolazione e tenuto conto della disciplina interna dell'analisi dell'impatto della regolamentazione (AIR)».

Contraente generale
È una delle novità più attese. Con il nuovo testo base viene vietata «negli appalti pubblici di lavori aggiudicati con la formula del contraente generale, l'attribuzione dei compiti di responsabile o direttore dei lavori allo stesso contraente generale».

Controllo della stazione appaltante
Si combina alle norme previste sul contraente generale. Bisogna evitare i casi nei quali gli aggiudicatari tengono nelle mani le chiavi dell'appalto senza verifiche pubbliche. Per questo viene previsto un generale rafforzamento delle funzioni di controllo della stazione appaltante sull'esecuzione delle prestazioni, «con particolare riferimento ai poteri di verifica e intervento del responsabile del procedimento».

Corruzione
Secondo una stima attribuita alla Corte dei Conti, ma sconfessata dal presidente dell'epoca Luigi Giampaolino, il costo della corruzione ammonterebbe a circa 60 miliardi. Il dato forse non vale nulla. Ma il fenomeno è riesploso in tutta la sua gravità proprio in questi mesi, contribuendo a focalizzare l'attenzione sulla riforma degli appalti e ad accelerarne l'iter di approvazione, prima un po' sonnacchioso.

Criteri reputazionali
Altra novità di cui si discute da anni sono i criteri reputazionali. Serviranno a rendere i meccanismi di qualificazione delle imprese meno orientati a criteri formali e più attenti alla sostanza. Oltre al fatturato e ai lavori eseguiti negli ultimi anni, così, sarà possibile guardare anche altri elementi, collegati alla storia dell'impresa, come il numero di appalti portati a termine nei tempi o le varianti richieste.

Débat public
Il dibattito pubblico alla francese è una procedura che prevede il coinvolgimento delle comunità locali già in fase di programmazione e progettazione delle grandi infrastrutture strategiche. L'idea è quella di concertare le opere quando vengono concepite, per evitare problemi nelle fasi successive. Nel testo del Senato ci sono "forme di dibattito pubblico (sul modello del débat public francese) delle comunità locali dei territori interessati dalla realizzazione di grandi progetti infrastrutturali aventi impatto sull'ambiente o s

Decreti correttivi
La delega contiene anche una "clausola di salvaguardia" che permetterà di correggere in corsa eventuali distorsioni o difficoltà applicative conseguenti all'entrata in vigore del nuovo codice. Il governo avrà un anno di tempo per monitorare gli effetti della riforme e proporre decreti correttivi al decreto delegato. Rispettando però le stesse procedure di approvazione e i criteri di delega stabiliti dal Parlamento.

Deroghe
La questione delle deroghe alle procedure ordinarie, più volte evocata sia del nuovo ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio che dal presidente Anac Raffaele Cantone, entra nella riforma appalti. Un emendamento dei relatori sancisce l'espresso «divieto di affidamento di contratti attraverso procedure derogatorie rispetto a quelle ordinarie». L'unica eccezione potrà arrivare per «singole fattispecie connesse ad urgenze di protezione civile determinate da calamità naturali, per le quali dovranno essere previsti adeguati meccanismi di controllo e di pubblicità successiva». Quindi, al di fuori delle calamità naturali, valgono solo le procedure ordinarie.

Direttive
Dopo due anni di trattativa sul testo proposto dalla Commissione, Parlamento e Consiglio Ue hanno dato l'ok alla nuova disciplina dei contratti pubblici approvando in via definitiva tre nuove direttive europee su appalti pubblici (direttiva 2014/24/Ue), concessioni (direttiva 2024/23/Ue) e settori esclusi (direttiva 2014/25/Ue). I testi sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale europea del 28 marzo 2014. Sono entrati in vigore 20 giorni dopo, dando due anni di tempo per il recepimento agli stati membri dell'Unione.

Direzione lavori
Finisce l'epoca del controllore dipendente dal controllato nel settore delle grandi opere. La delega prevede espressamente che tra i compiti del general contractor possa essere annoverato ancora lo svolgimento dei compiti di direzione lavori, che normalmente spetterebbero alla stazione appaltante. Un'anomalia "tollerata" per anni, ora spazzata via dalle inchieste della procura di Firenze sul "sistema Incalza".

Divieto di gold plating
È la locuzione con la quale si sintetizza un concetto presente nella delega sin dalla prima ora: le nuove regole non potranno essere più pesanti dei livelli minimi di regolazione richiesti dall'Unione europea. In altre parole, bisogna adottare un Codice leggero, senza appesantimenti non richiesti.

Finanza di progetto
Torna nella delega al codice anche l'idea di realizzare un'Agenzia per il partenariato pubblico privato, che era stata anche ipotizzata nel Documento di economia e finanza presentato l'anno scorso dal governo. L'idea era quella di rafforzare i compiti attualmente svolti dall'Unità tecnica project financing istituita presso la Presidenza del Consiglio, anche attraverso la gestione centralizzata dei bandi di gara per la realizzazione di infrastrutture pubbliche con capitali privati. Sempre sul fronte del project financing viene ora previsto l'obiettivo di rafforzare gli studi di fattibilità delle opere con piani «che consentano di porre a gara progetti con accertata copertura finanziaria derivante dalla verifica dei livelli di bancabilità dell'opera». Ma la novità più forte riguarda le autorizzazioni legate all'opera. Per evitare i classici stop & go, quando l'intervento coinvolge i privati bisognerà garantire «altresì l'acquisizione di tutte le necessarie autorizzazioni, pareri e atti di assenso comunque denominati entro la fase di aggiudicazione».

Imprese territoriali
Nella riforma vengono garantiti «criteri e modalità premiali di valutazione delle offerte nei confronti delle imprese che operano nel proprio territorio». In questo modo si cerca di tutelare le imprese più vicine al luogo di realizzazione delle opere. Anche se questa disposizione potrebbe finire nel mirino di Bruxelles rispetto al tema della tutela della concorrenza.

In house
La trasparenza deve entrare anche in queste gare. Il Ddl parla di «garanzia di adeguati livelli di pubblicità e trasparenza delle procedure anche per gli appalti pubblici e le concessioni tra enti nell'ambito del settore pubblico (cosiddetti affidamenti in house)».

Esecuzione
I relatori accendono una lente sulla fase di esecuzione delle opere. I nuovi poteri di vigilanza e controllo in materia di appalti pubblici dovranno colpire non soltanto la fase di preparazione della gara e quella di scelta dei contraenti, ma anche la fase di esecuzione della prestazione, dalla quale dipendono molti dei problemi evidenziati nelle ultime settimane dai fatti di cronaca.

Inchieste
I fari accesi dalla Procura di Firenze sugli incarichi per le grandi opere che hanno portato alle dimissioni del ministro Maurizo Lupi e prima ancora le inchieste sugli appalti dell'Expo e del Mose hanno avuto un ruolo non secondario nell'accelarazione della riforma appalti. Rendendo plasticamente evidente quanto un sistema farragionoso di regole (più di 600 articoli per qualche migliaiio di commi) contribuisca a favorire il malaffare e rendere più complicati i controlli. Per questo, almeno nelle intenzioni, uno dei punti centrali della riforma dovrebbe essere il disboscamento della giungla normativa.

Iter
Procedura particolarmente complessa per l'approvazione con due passaggi in Consiglio dei ministri. Il nuovo codice, nella forma di un decreto legislativo delegato, sarà adottato su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentiti i Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale, della giustizia, dell'economia e delle finanze. Prima bisognerà ottenere il parere della Conferenza unificata «che si pronunzia entro trenta giorni; decorso tale termine il decreto legislativo è adottato anche in mancanza di detto parere». Sullo schema dì decreto è altresì acquisito anche il parere del Consiglio di Stato (30 giorni) e delle Commissioni parlamentari competenti (40 giorni). Decorsi tali termine, il decreto può essere comunque adottato.

Lobby
La regolamentazione delle lobby farà parte del nuovo Codice. Il Ddl delega prevede la trasparenza «nella eventuale partecipazione dei portatori qualificati di interessi nell'ambito dei processi decisionali finalizzati alla programmazione e all'aggiudicazione di appalti pubblici e concessioni».

Manodopera locale
Nella riforma bisognerà prevedere forme premiali per le imprese che «in caso di aggiudicazione, si impegnino, per l'esecuzione dell'appalto, a utilizzare anche in parte manodopera o personale a livello locale».

Massimo ribasso
La delega impone una drastica frenata alla possibilità di aggiudicare le gare al massimo ribasso. Meglio: alla possibilità che lo sconto sul prezzo previsto dalle amministrazioni costituisce l'unico parametro di valutazione delle offerte avanzate dalle imprese. Di norma il criterio di aggiudicazione dovrà essere quello dell'offerta economicamente più vantaggiosa (prezzo più altri parametri come migliorie al progetto, tempi di esecuzione, organizzazione del cantiere, qualità dei materiali ecc.) «regolando espressamente i casi nei quali è consentito il ricorso al solo criterio del prezzo o del costo, inteso come criterio del prezzo più basso o del massimo ribasso d'asta».

Numero di articoli

Il nuovo Codice dovrà essere leggero, per avvicinare il modello italiano alle best practice europee. L'idea è di non superare i 250 articoli contro i 600 del sistema attuale, in ottica di semplificazione.

Occupazione
Il testo base presentato la settimana scorsa dai relatori prevedeva già una «clausola sociale» mirata a garantire «la stabilità occupazionale del personale impiegato» nell'appalto. Ora quel principio viene ulteriormente precisato dai nuovi emendamenti dei relatori. Stabilendo che nei casi in cui il costo della manodopera è pari ad almeno il 50% del contratto bisognerà garantire la stabilità occupazionale e prendere «a riferimento per ciascun comparto merceologico o di attività, il contratto collettivo nazionale di lavoro che presenta le migliori condizioni per i lavoratori ed escludendo espressamente il ricorso al solo criterio di aggiudicazione del prezzo o del costo, inteso come criterio del prezzo più basso o del massimo ribasso d'asta».

Offerta economicamente più vantaggiosa
L'offerta economicamente più vantaggiosa, per l'aggiudicazione di appalti pubblici, diventa il criterio preferenziale. Il nuovo Codice appalti, allora, dovrà regolare espressamente i casi nei quali è consentito il ricorso «al solo criterio del prezzo o del costo, inteso come criterio del prezzo più basso o del massimo ribasso d'asta». Quindi, la regola generale sarà l'offerta economicamente più vantaggiosa e le eccezioni, regolate espressamente, andranno al massimo ribasso.

Pagamenti
È una delle questioni rimaste, finora, fuori dalla delega. Il problema riguarda i subappaltatori che, in una situazione di crisi di liquidità, hanno problemi a incassare i pagamenti dalle imprese affidatarie. Così, la catena delle imprese specialistiche fa pressioni da anni per ottenere l'obbligo di pagamento diretto dalla stazione appaltante al subappaltatore, senza mediazioni. Al momento, però, non c'è un criterio specifico che regoli il punto.

Ppp
Torna nella delega al codice anche l'idea di realizzare un'Agenzia per il partenariato pubblico privato, che era stata anche ipotizzata nel Documento di economia e finanza presentato l'anno scorso dal governo. L'idea è quella di rafforzare i compiti attualmente svolti dall'Unità tecnica project financing istituita presso la Presidenza del Consiglio, anche attraverso la gestione centralizzata dei bandi di gara per la realizzazione di infrastrutture pubbliche con capitali privati.

Performance bond
La garanzia globale di esecuzione è un istituto di matrice anglosassone usato molto negli Stati Uniti. Prevede che, in caso di fallimento o inadempimento del titolare dell'appalto ci siano almeno due sostituti in possesso dei requisiti previsti dal bando, pronti a scendere in campo e terminare i lavori. Dal primo luglio 2014, al termine di una lunga sequela di rinvii, la garanzia è obbligatoria per gli appalti integrati oltre i 75 milioni e per le opere (ormai una rarità) affidate a general contractor. Mentre è facoltativa per i lavori di sola esecuzione oltre 100 milioni. Lo scopo è chiaro: garantire la stazione appaltante che l'opera arriverà al traguardo qualunque cosa accada in cantiere, fallimento dell'impresa appaltatrice incluso. Con il nuovo Codice questo strumento, che non ha mai davvero convinto, sarà fortemente limitato.

Piccoli Comuni
Vengono riviste, con un altro emendamento, le regole in materia di centrali di committenza dei Comuni non capoluogo. Quelli fino a 5mila abitanti dovranno passare da un soggetto aggregatore per gli affidamenti sopra i 150mila euro; tra i 5mila e i 15mila abitanti questo tetto sale fino a 250mila euro; infine, sopra i 15mila abitanti sarà possibile appaltare liberamente sotto la soglia dei 350mila euro. Si tratta di una modifica che risponde alle richieste dei piccoli Comuni di avere margini per appaltare gare di importo limitato anche senza passare da una centrale di committenza.

Pmi
Un'attenzione particolare viene dedicata alla tutela delle Pmi. A favore di queste viene previsto il divieto di "aggregazione artificiosa degli appalti". Si punta così a creare appalti di dimensione minore che possano coinvolgere più imprese sul mercato, aumentando la concorrenza.

Progetto
Con l'obiettivo di ridurre extracosti e varianti in cantiere la delega ridà un ruolo forte al progetto, riducendo le possibilità di ricorso all'appalto integrato e stabilendo che di norma bisogna andare in gara con un progetto esecutivo. Dunque dettagliato e stabile. Andrà ribadita (vedremo poi in che forme) anche l'importanza della qualità architettonica con il rilancio dei concorsi di progettazione.

Pubblicità
Anche la revisione della disciplina della pubblicità di avvisi e bandi di gara entra nella delega. Bisognerà fare ricorso «principalmente a strumenti di pubblicità di tipo informatico». Non vengono, comunque, cancellate le modalità classiche. Un emendamento prevede «in ogni caso la pubblicazione degli stessi avvisi e bandi in almeno due quotidiani nazionali e in almeno due quotidiani locali, con spese a carico del vincitore della gara».

Qualificazione delle imprese
Le società di attestazione non saranno cancellate. E questa è già un'acquisizione molto importante, dopo le polemiche e gli scandali che le hanno travolte nei mesi scorsi. Sul punto, la stessa Anac di Raffaele Cantone ha mutato il suo orientamento. Le Soa, però, subiranno certamente una riforma. Nel nuovo Codice saranno inseriti dei criteri che cercheranno di rendere il sistema di qualificazione delle società più improntato a criteri oggettivi. In particolare, saranno introdotti i cosiddetti "criteri reputazionali", che guardano alla storia dell'impresa, e il rating di legalità.

Qualificazione delle stazioni appaltanti
Il Ddl apre la strada all'introduzione «di un apposito sistema, gestito dall'Anac, di qualificazione delle medesime stazioni appaltanti, teso a valutarne l'effettiva capacità tecnico-organizzativa sulla base di parametri obiettivi».

Rating di legalità
Il rating di legalità tenuto dall'Antitrust entra nella riforma appalti. Oggi le imprese interessate a comparire nell'albo tenuto dal Garante possono presentare domanda dichiarando il possesso di alcuni requisiti minimi, come l'assenza di sentenze di condanna su particolari reati (dall'usura, al riciclaggio al terrorismo) o l'assenza di provvedimenti sanzionatori da parte dell'Autorità, oltre a sanzioni per illeciti fiscali, per il mancato rispetto delle previsioni di legge sulla sicurezza oltre al rispetto delle norme sulla tracciabilità dei pagamenti. In cambio ricevono un punteggio. Questo sistema entrerà nel pacchetto di criteri di valutazione dell'impresa, come accadrà per i criteri reputazionali.

Reazioni
Il testo base approntato dai relatori ha ricevuto, in generale, risposte molto positive. Le imprese e i progettisti hanno apprezzato i nuovi poteri dell'Anac e la generale introduzione di strumenti votati alla trasparenza e all'apertura del mercato. La principale voce contraria, per adesso, è quella delle imprese subappaltatrici, che avrebbero voluto l'obbligo di pagamenti diretti.

Regime transitorio
Un'attenzione particolare viene dedicata al regime transitorio per assicurare "l'ordinato passaggio tra la previgente e la nuova disciplina". In questo modo si cerca di rassicurare imprese e stazioni appaltanti che temono il periodo di interregno tra il vecchio e il nuovo Codice.

Regolamento
Rispetto al vecchio testo del Ddl, nel nuovo testo base viene dedicata un'attenzione particolare al regolamento. Non basterà abrogare il Codice attualmente in vigore. Andrà adottato anche un nuovo regolamento, da mandare a regime in contemporanea al nuovo Codice. In questo modo, il Senato punta a dare agli operatori un pacchetto di regole pronto all'uso dal primo minuto.

Ricorsi
Un tentativo di ridurre l'esplosivo fenomeno dei ricorsi e del contenzioso negli appalti è visibile anche nel «punto v» della delega che impone la «razionalizzazione dei metodi di risoluzione delle controversie alternativi al rimedio giurisdizionale, anche in materia di esecuzione del contratto».

Risorse finanziarie
La delega dovrà essere esercitata a costo zero per le casse pubbliche.

Servizi di progettazione

Altra novità è l'attenzione dedicata a questa tipologia di contratti. In un passaggio il Ddl delega specifica la necessità di distinguere le peculiarità dei diversi settori merceologici. E sottolinea che per i bandi di servizi ad alta intensità di manodopera saranno usate regole speciali. Tra questi rientrano anche i servizi di progettazione: i professionisti potrebbero, così, ottenere la cancellazione delle gare al massimo ribasso, chiesta con forza da tempo.

Soa
Resta un punto da chiarire. È certo che, rispetto all'assetto attuale, le società di attestazione non saranno cancellate. Dopo i molti problemi degli ultimi anni, però, il sistema sarà certamente riformato, facendo attenzione a pratiche scorrette, come la cessione del ramo d'azienda.

Soft law
Altro punto caratterizzante del nuovo Codice. Viene rafforzato il soft law, la regolazione amministrativa che punta a ridurre i fenomeni corruttivi sul nascere. Strumenti come linee guida e bandi tipo dell'Anac diventeranno un elemento centrale per prevenire i fenomeni corruttivi negli appalti pubblici.

Sorteggio
Va dato atto al presidente dell'Ance Paolo Buzzetti di aver chiesto per primo l'istituzione di un albo nazionale dei commissari di gara qualificati e scelti con questo sistema per evitare conflitti di interesse. La formula sposata anche da Cantone è stata estesa anche per scegliere i soggetti responsabili di svolgere direzione lavori e collaudi nelle grandi opere.

Sotto soglia
I criteri di trasparenza applicati sopra la soglia comunitaria saranno estesi anche sotto soglia. In questo modo si cerca di evitare che gli appalti di piccolo importo finiscano in una zona grigia nella quale non vengono controllati in alcun modo.

Studi di fattibilità
Sempre sul fronte del project financing viene ora previsto l'obiettivo di rafforzare gli studi di fattibilità delle opere con piani «che consentano di porre a gara progetti con accertata copertura finanziaria derivante dalla verifica dei livelli di bancabilità dell'opera».

Subappaltatori
Arriva la stretta sui sui requisiti dei subappaltatori. Viene infatti imposto al concorrente in una gara anche l'onere «di dimostrare l'assenza in capo ai subappaltatori indicati di motivi di esclusione, nonché di sostituire i subappaltatori relativamente ai quali apposita verifica abbia dimostrato la sussistenza di motivi di esclusione».

Subappaltato necessario
Si prova a superare la questione del cosiddetto «subappalto necessario» su cui si è esercitata la giurisprudenza negli ultimi anni. La questione riguarda l'obbligo o meno di indicare con l'offerta non solo quali parti del contratto l'impresa che aspira all'appalto intende subaffidare, ma a chi. Un pruno che i giudici amministrativi avevano risolto introducendo il cosiddetto «subappalto necessario», cioè indicazione con l'offerta perlomeno nel caso in cui il subappalto riguardi prestazioni a qualificazione obbligatoria, di cui sprovvista l'impresa principale. Ora la delega chiede che nella riforma venga previsto l'oibbligo di indicare sia cosa di intende subaffidare che a chi sempre con l'offerta.

Tempi
I due anni per il recepimento delle nuove direttive europee, andate in Guce il 28 marzo 2014, scadono il 17 aprile 2016 (considerando i 20 giorni per l'entrata in vigore). Ma il termine non è tassativo. Nel senso che un'eventuale procedura di infrazione non scatterebbe certo il giorno dopo. Il governo peraltro si è impegnato ad approvare il nuovo codice entro la fine di quest'anno. Anche se il traguardo sembra difficile da raggiungere.

Trasparenza
È un'altra delle linee guida della riforma. Viene declinata in diversi modi ma, soprattutto, in relazione alla questione dei flussi finanziari. Con il nuovo Codice, allora, saranno potenziati ulteriormente i sistemi di tracciabilità dei pagamenti.

Varianti
Bisogna continuare a percorrere la strada già battuta dall'Anac con il monitoraggio delle variazioni in corso d'opera. Il testo, allora, chiede l'introduzione «di misure volte a contenere il ricorso a variazioni progettuali in corso d'opera».

Variazioni sostanziali e non sostanziali
La limitazione delle varianti andrà attuata «prevedendo una dettagliata disciplina delle varianti sostanziali e non sostanziali nell'esecuzione delle infrastrutture strategiche di preminente interesse nazionale, degli insediamenti produttivi strategici e delle infrastrutture strategiche di tipo privato di preminente interesse nazionale». In altre parole, bisogna considerare con attenzione i casi nei quali le variazioni in corso d'opera possono comportare che le infrastrutture vengano rimesse in discussione, ad esempio sotto il profilo sismico. Sul punto, bisognerà affrontare anche il tema «dell'effetto sostitutivo dell'approvazione della variante rispetto a tutte le autorizzazioni e gli atti di assenso comunque denominati».

Vigilanza
La riforma, letta nel suo insieme, punta a un cambio di filosofia rispetto a quanto è stato fatto finora. La vigilanza non dovrà riguardare più essere concentrata sulla fase di aggiudicazione e di esecuzione del contratto. L'obiettivo, in linea con le indicazioni dell'Anac, è spostare l'asticella a monte, facendo verifiche di dettaglio già in fase di preparazione delle gare.

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